𝐋𝐚 𝐟𝐫𝐚𝐧𝐚 𝐝𝐢 𝐍𝐢𝐬𝐜𝐞𝐦𝐢: 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐟𝐚𝐬𝐞 𝐞𝐦𝐞𝐫𝐠𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐬𝐭𝐫𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞

𝐋𝐚 𝐟𝐫𝐚𝐧𝐚 𝐝𝐢 𝐍𝐢𝐬𝐜𝐞𝐦𝐢: 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐟𝐚𝐬𝐞 𝐞𝐦𝐞𝐫𝐠𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐬𝐭𝐫𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞

11.05.2026


Nell'Auditorium del Museo Civico di Niscemi lo scorso 9 maggio 2026 si è tenuto il convegno "𝐋𝐚 𝐟𝐫𝐚𝐧𝐚 𝐝𝐢 𝐍𝐢𝐬𝐜𝐞𝐦𝐢: 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐟𝐚𝐬𝐞 𝐞𝐦𝐞𝐫𝐠𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐬𝐭𝐫𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞".

Il dibattito si è articolato su tre pilastri fondamentali:

  • 𝐆𝐞𝐬𝐭𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐑𝐢𝐬𝐜𝐡𝐢𝐨 𝐞 '𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐎𝐩𝐞𝐫𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚: Un'analisi delle criticità emergenziali condotta in sinergia tra il Comune di Niscemi, il Comando dei Vigili del Fuoco e la Soprintendenza ai Beni Culturali, con focus sulla messa in sicurezza delle infrastrutture e del patrimonio architettonico in "zona rossa".
  • 𝐀𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐢 '𝐜𝐢𝐞𝐧𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚 𝐞 𝐈𝐧𝐠𝐞𝐠𝐧𝐞𝐫𝐢𝐬𝐭𝐢𝐜𝐚: Lo studio della meccanica delle rocce e della classificazione del fenomeno franoso, supportato dal Dipartimento di Ingegneria e Architettura dell'Università Kore di Enna, per definire soluzioni tecniche avanzate di riduzione del rischio.
  • 𝐕𝐢𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐔𝐫𝐛𝐚𝐧𝐢𝐬𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐞 '𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞: La definizione di un nuovo modello di ricostruzione secondo l'Università di Catania. L'obiettivo è un recupero che integri sostenibilità ambientale, tutela del territorio e qualità della vita per i residenti.

L’evento, con il patrocinio di AIAT, ha avuto risonanza nazionale. Riportiamo di seguito l’articolo del Tgcom24 (https://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/frana-niscemi-situazione-100-giorni-dopo_111846832-202602k.shtml):

Centotredici giorni dopo la frana, Niscemi non è più solo il luogo dell'emergenza. È una domanda aperta sul futuro dei territori fragili della Sicilia, che riguarda la sicurezza delle persone, il destino delle case evacuate, la tutela dei beni culturali, la ricostruzione urbana e la capacità delle istituzioni di passare dalla gestione del danno alla prevenzione. [...]. 

"Serve una prospettiva più ampia": Fabio Corvo, presidente della Consulta regionale degli Ingegneri e dell’Ordine di Caltanissetta fa un ragionamento più ampio: "La frana non può essere letta soltanto come un’emergenza locale, per quanto drammatica e urgente. È un evento che ci obbliga ad alzare lo sguardo e a porci una domanda più ampia: conosciamo davvero il livello di vulnerabilità del nostro territorio? Sappiamo dove si trovano, in Sicilia, i beni tutelati, i centri storici, gli immobili vincolati, le testimonianze architettoniche che insistono su aree esposte a rischio idrogeologico, franoso o ambientale?". Secondo Corvo, la risposta deve essere strutturale e non episodica. Da qui la proposta di un tavolo tecnico regionale: "Serve una mappatura puntuale, un censimento dei beni tutelati e delle aree fragili, ma soprattutto serve un matching tra questi due livelli. Perché un bene culturale in un’area a rischio non è solo un bene da conservare: è un presidio identitario che può essere perduto se non viene inserito dentro una strategia di prevenzione".

Il danno di nuovi insediamenti. Tra i protagonisti del convegno, Paolo La Greca, professore ordinario di Tecnica e Pianificazione Urbanistica dell'Università di Catania, nonché presidente Centro Nazionale Studi Urbanistici. "La fase della prima emergenza sembra conclusa. I geologi e i geotecnici stanno definendo gli studi dettagliati che consentono di individuare l'entità necessarie delle demolizioni", spiega a Tgcom24. 

"Niscemi oggi vive un'occasione unica: può ribaltare la narrazione tradizionale della catastrofe vista come una pura perdita per andare oltre il trauma collettivo. È possibile, cioè ripensare attraverso la pianificazione urbana, il futuro di Niscemi", aggiunge. In altre parole, "Niscemi può diventare il primo vero ecosistema urbano sostenibile in Italia, nato da una catastrofe naturale".

Ma come? "Recuperando innanzitutto il patrimonio edilizio esistente, rigenerando le aree periferiche degli anni recenti, creando una rete di verde con un consumo di suolo praticamente pari a zero. Una città - sottolinea La Greca - è innanzitutto uno spazio sociale in cui la comunità che l'ha costruita si identifica ed è necessario in primo luogo preservare questa identità. Le risorse abitative necessarie per ricollocare gli sfollati sono già presenti all'interno del tessuto urbano e rendono quindi superfluo, e addirittura dannosocreare nuovi insediamenti". 

La soprintendente Vullo: "Dentro la zona rossa edifici di valore storico"

Per costruire la "nuova Niscemi" bisogna, appunto, preservare la sua identità. "Occorre proteggere la storia della comunità niscemese e ciò potrà essere fatto col recupero materiale dei segni del passato", spiega a Tgcom24 la soprintendente per i Beni culturali e Ambientali di Caltanissetta, Daniela Vullo. Ciò è avvenuto "con la croce che segnava il luogo ove sorgeva la Chiesa crollata nel 1997" e si spera che avvenga anche con "la salvaguardia del materiale documentario che si potrà ancora recuperare dalla Biblioteca del professore Marsiano, ospitata all'interno di un immobile posto sul ciglio della frana". 

"All'interno della zona rossa sono interessati anche diversi edifici di interesse storico e architettonico, quali il settecentesco Palazzo IaconoPalazzo BrancifortePalazzo Masaracchio, unitamente a tutto il tessuto urbano appunto di matrice settecentesca", afferma Vullo, specificando però che "un intervento di salvaguardia si rende possibile solo quando le condizioni di sicurezza permettono l'accesso agli immobili". 

Un altro "danno consistente", conclude, riguarda il crollo del Belvedere, comunemente chiamato il Tondo, "la storica terrazza ottocentesca che concludeva il corso principale affacciata sulla piana di Gela. Un punto panoramico, è un luogo di ritrovo per l'intera comunità di Niscemi, oltre che un uno spazio di interesse storico e architettonico". 

Parla il primo cittadino. Il sindaco della cittadina, Massimiliano Conti, torna a parlare di questi mesi difficili: "Abbiamo lavorato dentro una condizione complessa, cercando di tenere insieme la sicurezza pubblica, la gestione dell’emergenza, il dialogo con le istituzioni e l’ascolto dei cittadini. Ma oggi non basta più parlare soltanto di emergenza: dobbiamo parlare di futuro".

Due i grandi binari su cui cammina la vicenda, secondo il sindaco: "Ci sono cittadini che non possono più rientrare nelle proprie abitazioni. Per loro il tema dei ristori, degli incentivi e delle misure di sostegno è prioritario. Il secondo filone riguarda la ricostruzione: capire cosa potrà essere recuperato, cosa dovrà essere demolito, quali aree potranno tornare sicure e quale modello urbano vogliamo costruire per Niscemi. L’obiettivo è arrivare entro due anni a una soluzione chiara, seria e sostenibile per la comunità".

 

𝐔𝐧𝐚 𝐫𝐞𝐭𝐞 𝐝'𝐞𝐜𝐜𝐞𝐥𝐥𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐚𝐥 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐢𝐳𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢𝐨:

L'evento è stato promosso e organizzato dal sistema ordinistico nelle sue massime espressioni territoriali:

🔹 Organizzatori: @Consulta degli Ordini degli Ingegneri di Sicilia, @Ordine degli Ingegneri della Provincia di Caltanissetta, e la relativa Fondazione.

🔹 Patrocini Tecnici e Scientifici: AIAT - Associazione Ingegneria Ambiente e Territorio APS e il @Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI).

🔹 Enti e Ordini Collaboratori: @Ordine Regionale dei Geologi di Sicilia, @Consulta degli Architetti PPC della Sicilia, @Ordine degli Architetti PPC di Caltanissetta, in sinergia con il @Libero Consorzio Comunale di Caltanissetta.

Un binomio tra competenze tecniche e visione futura per garantire risposte durature a una delle fragilità territoriali più imponenti d'Europa.